Legalizzazione

tavolo legalize

 

Questo tavolo ha avuto come centro di discussione la liberalizzazione e depenalizzazione dell’uso delle droghe leggere e della cannabis.

Si tratta di un tema di –sempre- stretta attualità, a maggior ragione adesso che un provvedimento approvato dal Governo depenalizza alcuni reati che possono essere commessi dalle strutture autorizzate a coltivare marijuana per motivi terapeutici.

Anche se il provvedimento non riguarda in alcun modo l’uso della cannabis da parte dei privati, le forti reazioni da parte di alcuni esponenti del Governo hanno mostrato le divisioni, per lo più di stampo ideologico-culturale, che ancora esistono nella politica italiana su questo tema.

  • LA NUOVA GENESI DELLA DISCUSSIONE

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto legislativo depenalizzazioni. Diversi organi di stampa, nonché diversi rappresentanti politici, hanno frainteso (più o meno per ragioni di opportunità politica) la natura del provvedimento e hanno riferito la notizia come se quello che il Governo stava depenalizzando fosse la coltivazione di marijuana a fini terapeutici da parte dei privati.

Il provvedimento, in realtà, riguarda esclusivamente le strutture regolarmente autorizzate alla coltivazione di marijuana e non avrà alcun effetto per i privati cittadini.

  • IL DISEGNO DI LEGGE

È arrivato in Senato un vero provvedimento di depenalizzazione e parziale liberalizzazione della vendita della marijuana. Si tratta del disegno di legge C. 3328 che dal 13 gennaio è in discussione nella commissione riunita Affari sociali di Camera e Senato.

Il DDL è stato firmato da 270 parlamentari appartenenti a gruppi di maggioranza e opposizione. I primi firmatari e principali promotori del provvedimento sono i senatori Benedetto della Vedova, che fa parte del Partito Radicale, e Luigi Manconi, del Partito Democratico.

Il DDL ha l’obiettivo di rendere legale il possesso fino a 15 grammi di marijuana nella propria abitazione, fino 5 all’esterno e la coltivazione fino a cinque piante nel proprio domicilio. Le pene per il piccolo spaccio rimangono invariate, ma il DDL prevede la possibilità per gruppi di privati di formare dei “cannabis social club”, associazioni senza scopo di lucro che sono autorizzate a coltivare marijuana per l’uso dei propri soci (il modello di riferimento sono i club ricreativi Spagnoli). Nel DDL è anche prevista la possibilità di aprire specifici esercizi commerciali dove sarà possibile vendere marijuana per scopi ricreativi in un regime di tassazione simile a quello in vigore per il tabacco.

  • LE RAGIONI DELLA LEGALIZZAZIONE

È necessario innanzitutto chiedersi cosa vuol dire legalizzare: ed è questo il peccato originale da cui è stata avviata la discussione.

Già in termini giuridici, legalizzare significa non solo tutelare il consumatore, ma banalmente anche regolamentare la vendita e l’utilizzo dell’oggetto in questione, nonché limitarne il consumo e la vendita in determinati ordini e gradi.

Fin dal principio si è sfogliata la margherita tra due contrapposte fazioni: da una parte i sostenitori della repressione e del proibizionismo, dall’altra coloro che sostengono le ragioni della legalizzazione delle c.d. droghe leggere. Il primo schieramento ha spadroneggiato in lungo e in largo sino ad oggi.

Recentemente però, a più livelli, ci si è resi conto di come tale atteggiamento sia deleterio e controproducente.

Da registrare come illuminanti in questo senso siano le dichiarazioni di Franco Roberti, attuale Procurazione Nazionale Antimafia, secondo cui la repressione ha fallito e sottolineando la necessità di una depenalizzazione della materia. Parole di immenso valore, se considerato che arrivano da chi ha sempre sostenuto con forza la non necessaria liberalizzazione del consumo di cannabis.

La DNA sottolinea che il quantitativo sequestrato è di almeno 10/20 volte inferiore a quello consumato, trovandosi dunque davanti ad un mercato che vende, all’incirca, tra i 2 e i 3 milioni di chili all’anno di cannabis.

Roberti, giunge quindi ad affermare che davanti a tale situazione, che evidenzia l’oggettiva inadeguatezza di ogni sforzo repressivo, spetta al legislatore valutare se sia opportuna una depenalizzazione della materia, considerando inoltre l’ingente deflazione del carico giudiziario, la liberazione di risorse disponibili delle forze dell’ordine e della magistratura per il contrasto di altri fenomeni prettamente più criminali, avendo come obiettivo primario, inoltre, il prosciugamento di un mercato che, in larga parte, è di appannaggio di associazioni criminali.

Una svolta clamorosa sul tema è rappresentata dalla posizione dell’Onu, che chiede la totale depenalizzazione dell’uso e del consumo personale delle sostanze, senza distinzione tra “leggere” e “pesanti”, fondando tale pensiero sul diritto alla salute dell’uomo: diritto che deve essere protetto per assicurare che tutte le persone che fanno uso di droghe abbiano accesso all’informazione relativa alla salute e perché le cure non subiscano alcun tipo di discriminazione.

Da sempre favorevole alla legalizzazione delle c.d. “droghe leggere” è lo scrittore Roberto Saviano, secondo cui questi sarebbe l’unico modo per sottrarre mercato ai narcotrafficanti. Una legalizzazione sarebbe un duro colpo alle mafie che controllano la distribuzione e le tasse, aggiunge, farebbero bene alle casse dello Stato, il quale ora invece spende per una repressione insensata.

Gli fa eco Umberto Veronesi, che, in linea con la posizione dell’Onu, sostiene di liberalizzare le droghe leggere e di depenalizzare tutte le altre droghe. Il noto medico sostiene che lo Stato non dovrebbe proibire la droga lasciando completamente libera la vendita di tabacco, che produce almeno 40mila morti all’anno, e l’alcool, che ne provoca altre diverse migliaia.

  • SU QUALE MODELLO PROPENDERE PER LEGALIZZARE

Il Messico, paese dilaniato dalla guerra tra i cartelli della droga, la Corte Suprema ha definito incostituzionale la norma che vieta l’uso ricreativo della cannabis. La decisione è una svolta dopo decenni di politica proibizionista.

Sempre in sudamerica, c’è da registrare il primato dell’Uruguay: primo stato al mondo a legalizzare, nel dicembre 2013, la coltivazione e la vendita di marijuana, rendendola monopolio di Stato.

In Canada è legale l’uso terapeutico della cannabis, e l’attuale Governo (partito Liberale) ha in programma la legalizzazione del possesso e del commercio di cannabis a scopo ricreativo.

Spostandoci in Europa, precursori del libero consumo di cannabis sono i Paesi Bassi.

Il modello di rifermento verso il quale si muove il DdL presentato nel nostro Parlamento è quello Tedesco, che tutela l’uso legale della marijuana, permettendo il possesso di modiche quantità (10 grammi). Di più è possibile fare in Repubblica Ceca, ove, oltre al possesso fino a 15 grammi è possibile la coltivazione per uso personale, restando fermo il divieto di compravendita

In quasi tutti gli Stati Europei comunque, è consentito l’utilizzo per scopo medico.

  • QUANTO CI POTREBBE GUADAGNARE LO STATO

Secondo l’ISTAT, ogni anno in Italia si vende droga per circa 10 miliardi di euro, 2,5 dei quali spesi per acquistare prodotti derivati dalla cannabis. Si tratta delle stime più conservatrici ed esperti indipendenti hanno spesso citato numeri diverse volte superiori.

È sempre difficile stimare la dimensione dei fenomeni criminali e stabilire quanto lo Stato potrebbe incassare grazie alle tasse se si legalizzassero. Un numero utile a farsi un’idea degli ordini di grandezza di cui stiamo parlando è 1,5 miliardi: la cifra che lo Stato incasserebbe ogni anno se l’intero mercato della marijuana emergesse dall’oggi al domani e venisse tassato come le sigarette, al 75 per cento.

A questa cifra bisogna anche aggiungere una serie di effetti indiretti, come ad esempio il fatto che emergerebbe l’intera filiera della produzione della marijuana.

Lo Stato incasserebbe non soltanto dalla vendita diretta, ma anche dai profitti delle aziende produttrici e dalle tasse e i contributi pagati dagli impiegati nel settore. Si inseriscono in questo campo le stime della Coldiretti, secondo la quale, limitandosi alla possibilità di coltivazione della cannabis, per il solo uso terapeutico, andrebbero a crearsi almeno 10mila posti di lavoro, per un indotto pari a 1.400 milioni di euro.

Altri effetti indiretti ugualmente difficili da quantificare sono i risparmi che si otterrebbero dalla depenalizzazione.

La “guerra alla droga” in Italia costa più di un miliardo e mezzo l’anno, di cui la metà vengono spesi dal sistema carcerario, secondo le stime del Dipartimento antidroga. Difficile fare una stima precisa, ma – come dice Marco Sabatino Rossi, professore di economia politica all’Università la Sapienza e autore di diversi studi sul possibile impatto della fine del proibizionismo – «stiamo parlando di stime che sono probabilmente più nell’ordine dei miliardi di euro che delle centinaia di milioni», praticamente un importo pari alla metà della cosiddetta “Finanziaria” del 2015.

Donato Rizzo

 

2015 Giovani Democratici della Provincia di Como