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Forma Partito

tavolo forma partito

 

Partito partito partito…sentire persone iscritte ad un partito parlare dello stesso probabilmente è una delle cose più autorferenziali che esistano. Però è indubbiamente un tema imprescindibile di discussione, in quanto il partito è lo strumento, con tutti i suoi difetti innegabili, che garantisce la normale partecipazione alla vita democratica. Questa discussione parte da tre articoli che sono comparsi a maggio e ad ottobre del 2015. I primi due, quelli di maggio, sono incentrati su una conferenza stampa nella quale il Presidente del Partito Democratico presenta la nuova legge sui partiti, o meglio sulla regolamentazione dei partiti, mentre l’ultimo riguarda l’approvazione la rendicontazione del finanziamento pubblico ai partiti per quanto riguarda gli anni 2013 e 2014, votata al Senato durante il mese di ottobre 2015. Queste poche righe sono frutto di una discussione tra persone che si trovano, a vari livelli a dover gestire, o meglio costruire, una parte del partito. Gli spunti di base sono partiti (perdonate il gioco di parole) da quello che è la struttura di un partito oggi: tutti ci rendiamo conto che la struttura anche dello stesso PD sta diventando qualcosa di diverso, si sta in un qualche modo evolvendo e si sta evolvendo anche il rapporto tra iscritti, simpatizzanti e militanti e la struttura stessa. Ancor più legato al tema del partito e della struttura è quello del finanziamento ai partiti. È innegabile che per tenere funzionante un’organizzazione siano necessari fondi, specie per quanto riguarda un partito: basta pensare alle persone che lavorano e tengono aperte le sedi, alle sedi stesse, alle campagne elettorali che, per quanto moderne, sono sempre un costo. Un modello di finanziamento totalmente privato può esistere e resistere? E soprattutto, in che rapporto si entra con il finanziatore? Diventa un “azionista” del partito?

Da queste piccole provocazioni siamo partiti per strutturare la nostra discussione.

Prima di tutto, quella sulla forma partito è un’annosa questione che la nuova legge di Orfini prova a chiarire semplicemente applicando l’articolo 49 della Costituzione Italiana il quale afferma: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Ci sono alcune condizioni per definire un partito che sono la trasparenza e la contendibilità interna. Per trasparenza non si intende solamente quella di bilancio, elemento imprescindibile, ma anche alle modalità di accesso alle cariche monocratiche e non interne al partito. Per contendibilità invece viene definito come la possibilità di ciascun iscritto di partecipare alla vita del partito e di garantire che ciascuno di essi possa accedere anche alle più alte cariche, elettive e non. In questo modo (e non me ne vogliano i più polemici) vengono di fatto esclusi dalla partecipazione politica movimenti creati dal basso o dalla rete come il MoVimento 5 Stelle, il quale non si è voluto dare uno statuto fino a non molto tempo fa, rifiutandosi di rendicontare il proprio bilancio e di fare chiarezza sulle cariche al proprio interno. E questo è un dato di fatto che piaccia oppure no. Resta lo snodo fondamentale sui fondi: dando ormai come una realtà difficilmente modificabile a medio e breve termine l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, è necessario capire quali sono le forme attuali di finanziamento e necessariamente pensarne di nuove. Il finanziamento pubblico poteva essere considerato, se sviluppato in modo virtuoso, uno strumento di democrazia in quanto garantiva un funzionamento dei partiti e della loro struttura, ma soprattutto garantiva a tutti all’interno dello stesso quella contendibilità di cariche e ruoli, cosa che altrimenti potrebbe diventare appannaggio di pochi che già hanno disponibilità economiche.

Prima dell’abolizione il 95% dei finanziamenti ai partiti era di origine pubblica, ora invece le forme di finanziamento sono sostanzialmente quattro: il tesseramento, il due per mille, le donazioni private (sia degli eletti istituzionali sia di semplici cittadini) e per chi le fa ancora (e soprattutto ci crede) le feste. È chiaro come la base per ottenere queste forme sia essere in qualche modo attrattivi. Il due per mille ha mostrato le sue potenzialità soprattutto nell’anno 2015, ma restano da analizzare soprattutto il tesseramento e le donazioni private. Perché una persona dovrebbe iscriversi e quindi contribuire alla vita (anche economica del PD) e/o dovrebbe finanziarlo?

Per quanto riguarda il tesseramento solamente un partito può garantire una formazione continua e una vera piattaforma di progettualità di proposte. Questi due temi sono strettamente collegati, perché formandosi si insegna non solo il funzionamento delle istituzioni ma anche come costruire pensieri ed idee, cosa non affatto scontata al giorno d’oggi che per certi versi solamente un vero partito può fare. La progettualità, anche nel piccolo, può portare ad attrarre persone che anche nel piccolo sono interessate ad una determinata problematica e allo sviluppo della stessa; questo aspetto può attivare forme alternative di finanziamento più moderno come il crowdfunding. Sulla progettualità è bene specificare che, inseguendo la concretezza e il pragmatismo, non deve essere persa la nostra identità: è come sviluppiamo un progetto, come costruiamo una proposta, come formiamo una persona che determina la nostra identità, la nostra ideologia, il nostro essere questo piuttosto che qualcos’altro. E questo non va mai dimenticato.

Un importante distinguo va fatto infine sul tipo di finanziamento privato: se un finanziamento di una piccola somma da parte di un cittadino che ha a cuore il partito, che magari ha militato in passato, non può e non deve dare adito a critiche, diversa è la donazione con parecchi zeri, poiché questa potrebbe (ovvio analizzando caso per caso) ad una situazione simile a quella dei partiti statunitensi, dove i finanziatori condizionano l’azione politica del partito finanziato, e ciò non deve succedere soprattutto nel nostro paese.

Per concludere, solamente un circolo virtuoso che coinvolge direttamente il partito, la sua struttura e l’iscritto, iscritto che diventa veicolo e portatore tramite la sua formazione e la sua esperienza delle proposte del partito e che diventa l’elemento centrale di costruzione della struttura stessa. Struttura che deve essere sì leggera e il meno dispendiosa possibile, ma che comunque deve restare presente.

Edoardo Pivanti

Fonti

http://www.huffingtonpost.it/2015/05/26/pd-legge-sui-partiti-che-fa-fuori-il-m5s_n_7441746.html

 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2015-05-26/partiti-pd-presenta-sua-proposta-legge-riforma-183124.shtml?uuid=AB5rr0mD

 

http://www.repubblica.it/politica/2015/10/14/news/finanziamento_ai_partiti_boccadutri-125060261/

 

 

2015 Giovani Democratici della Provincia di Como