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Enti Locali

tavolo enti locali

 

L’Italia, un paese di paesi, composta di più di 8000 comuni[1], un paese che da anni sta attraversando una crisi senza precedenti, le casse comunali sono vuote o il patto di stabilità impedisce gli investimenti. “Che fare?” Si chiedeva il rivoluzionario Lenin, stessa cosa che si chiedono i nostri sindaci, amministratori e cittadini. Una domanda cui si possono trovare molteplici risposte come la razionalizzazione delle spese, il risparmio energetico e tutto ciò che un buon amministratore deve fare per non intaccare i servizi essenziali prestati ai cittadini. Esistono però altre risposte più efficaci sul lungo periodo: le funzioni associate, le unioni e le fusioni dei comuni.

Il nostro partito a marzo del 2015 ha indetto una consultazione aperta a tutti in cui si chiedeva di essere favorevoli o contrari a imporre le fusioni ai comuni sotto i 3000 abitanti, ha vinto il sì. E’ un argomento molto complesso da trattare per via di una prassi molto difficile da mutare e un’impostazione culturale che necessariamente dovrà essere cambiata. Noi come Giovani Democratici, come rappresentati di un cambiamento, in linea con la volontà del Partito Democratico, ci faremo portatori di quel risultato, di quelli che hanno votato per il sì e ci impegneremo, come fatto per questo tavolo di lavoro, a portare alla ribalta questi temi.

Un ringraziamento speciale a chi ha portato il proprio contributo al tavolo, a tutti i GD della Provincia di Como che hanno reso possibile lo svolgimento di questa giornata e alla Segreteria dei Giovani Democratici per la fiducia.

Torniamo alla discussione, devo dire molto partecipata e accesa che ha visto amministratori e non confrontarsi in maniera molto costruttiva su questo tema, come detto in precedenza, non facile da trattare. Partiamo da un po’ di storia, catapultiamoci negli anni 90, un paese che tra alti e bassi poteva definirsi in crescita. Il legislatore ha introdotto con la Legge sulle Autonomie locali n. 142 del 1990 la possibilità di fondere i comuni, cioè accorpare due o più comuni contigui, da quel momento ci sono state pochissime fusioni fino al nuovo millennio. Nel 2000 arriva un’altra legge, il Testo unico degli Enti Locali, da quel momento le fusioni iniziano ad aumentare, per non parlare delle unioni e delle associazioni di servizi. Qualcosa sta mutando ed anche nella nostra provincia inizia a vedersi un primo caso, dalla fusione di Sant’Abbondio e Santa Maria Rezzonico nasce il comune di San Siro, una bella notizia per una provincia come la nostra che vanta tuttora ben 156 comuni. Dopo l’inizio della crisi si ha un aumento sostanziale dei comuni andati a fusione, soprattutto nelle regioni del nord come la Lombardia e nelle regioni dell’Italia centrale come la Toscana e l’Emilia-Romagna, queste ultime due regioni a differenza della prima hanno semplificato l’iter della fusione di comuni allontanando un freno quale può essere la burocrazia. Nella nostra provincia continuano a formarsi nuovi comuni: la Tremezzina, Bellagio e Colverde. Dopo questa panoramica dobbiamo chiederci quali sono le conseguenze di una fusione, quali sono i vantaggi e gli svantaggi.

Che cosa comporta una fusione? Che cosa vuol dire accorpare i comuni?
L’accorpamento di più comuni vuol dire anche unificare più servizi che rendono più efficiente l’apparato burocratico comunale, i funzionari non saranno licenziati bensì si occuperanno e specializzeranno in un solo ambito, non ci sarà più il messo comunale tutto fare ma una squadra di persone che lavoreranno senza un carico di lavoro eccessivo. I vantaggi economici sono molteplici dal patto di stabilità che viene sospeso per cinque anni, una sospensione che vale una fusione visto il periodo non facile in cui un amministratore volenteroso e pieno di obiettivi approva bilanci magri che non permettono l’esecuzione del programma elettorale. Lo stato e le regioni hanno previsto, inoltre, altri incentivi e finanziamenti per dieci anni, non tutte, non la Lombardia, che ha addirittura reso più rigido questo percorso, ormai un campo minato pieno d’insidie.

Oltre al piano strettamente economico abbiamo trattato anche il tema dal punto di vista culturale.
La nostra ambizione è di cambiare, di mutare una condizione esistente, di modificare una mentalità ancorata al campanile, un po’ per paura, un po’ per la poca voglia di conoscere, un processo che deve necessariamente partire dall’iniziativa popolare. Durante questa giornata abbiamo toccato anche quest’aspetto: da un lato c’era chi voleva un intervento del legislatore necessario, secondo alcuni, per velocizzare un processo obbligatorio per il benessere del paese; dall’altro c’era chi chiedeva fermamente una partenza dal basso per coinvolgere la popolazione e le associazioni al fine di rendere i cittadini consapevoli ed eliminare così ogni dubbio e ogni barriera mentale.

Una testimonianza essenziale arriva dalla consigliere comunale di Valsamoggia Federica Govoni, la quale in un video ci ha spiegato, portando anche delle documentazioni, la loro storia. Un comune nato dalla fusione di Bazzano, Castello di Serravalle, Crespellano, Monteveglio e Savigno. Già parte dell’unione di comuni Valle del Valsamoggia. Una Città che ora conta ben 30000 abitanti. Un processo durato più di dieci anni, dalla creazione di una comunità montana nel 1993, passando dall’unione dei comuni nel 2009, sempre implementando i servizi in forma associata, dalla polizia alla scuola ai tributi, fino alla fusione. Percorso non semplice che, però, grazie all’intervento e l’aiuto della regione Emilia-Romagna è stato portato a buon fine.

Per non dilungarmi troppo in questo breve riassunto vi allego un documento molto interessante e chiaro sulla storia del comune di Valsamoggia mandatoci gentilmente da Federica Govoni.
(al seguente link potete trovare le slide).

Luciano Nettis

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[1] 8047, in calo dallo scorso censimento del 2011 che registrava un numero pari a 8092. Da gennaio 2016 ci sarà un ulteriore calo fino a 8010.

2015 Giovani Democratici della Provincia di Como